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SUMMARY:Storie ostinate
DESCRIPTION:Storie ostinate\nMaria Lai e altri segni che restano\nMaria Lai\, Mirella Bentivoglio\, Bice Lazzari\,\nElisabetta Gut\, Amelia Etlinger\, Carol Rama\, Lisa Ponti \na cura di Francesco Perozzi \n  \nAl centro di Storie ostinate sta l’idea – coltivata da Maria Lai (Ulassai\, 1919 – Cardedu\, 2013) con rara radicalità per oltre cinquant’anni – di ricucire ciò che la cultura occidentale ha progressivamente disgiunto: il fare manuale e il fare intellettuale\, il corpo e la parola\, l’atto produttivo e quello poetico. Formatasi a Venezia con Arturo Martini\, Lai ha costruito una pratica in cui il lavoro con l’ago e il filo diventa una forma di scrittura equivalente: il filo percorre la superficie con la logica della sintassi\, apre e chiude il senso\, stabilisce relazioni tra elementi apparentemente distanti. Nei libri cuciti\, nelle superfici tessili e nelle ceramiche\, il materiale e la pratica costituiscono l’idea: ne sono la forma stessa\, inseparabile dal contenuto. \nLa questione che Lai pone in forma operativa è stata articolata anche sul piano teorico da Mirella Bentivoglio (Klagenfurt\, 1922 – Roma\, 2017)\, che nel 1978 curò alla 38ª Biennale di Venezia la sezione Materializzazione del linguaggio: ottanta artiste e 154 opere per uno dei primi progetti espositivi di scala internazionale dedicati alla ricerca verbo-visiva femminile. Nel suo lavoro\, Bentivoglio evoca un significato che precede la parola codificata e ne relativizza l’autorità: alla parola scritta\, come ad ogni forma di cultura che pretende di organizzare e definire il mondo\, occorre sottrarre il monopolio del senso. \nIl significato nasce nel gesto prima ancora che nella mente: è questo il dato concreto che attraversa tutta la mostra. Queste sette donne\, pur diverse\, condividono una frizione comune con i confini di ciò che il sistema dell’arte riconosceva come proprio – e trasformano la propria condizione di relativa marginalità in uno spazio di ricerca capace di restare in contatto con il linguaggio delle cose.\nBice Lazzari (Venezia\, 1900 – Roma\, 1981) lo dimostra su un piano analitico: la sua tempera mista a sabbia porta la materia nella superficie pittorica nel senso letterale\, introduce grana e peso in ciò che altrimenti sarebbe pura astrazione ottica – un’astrazione che si può toccare\, dove la riduzione a segno e misura concentra la sensazione anziché evacuarla.\nElisabetta Gut (Roma\, 1934 – 2024) lavora sulla sovrapposizione: nei suoi fogli la notazione musicale\, il segno grafico e l’elemento organico si stratificano secondo una grammatica libera\, fatta di pura sedimentazione.\nAmelia Etlinger (Stati Uniti\, 1933 – 1987)\, statunitense inserita nelle reti della poesia visiva italiana attraverso un prolungato scambio epistolare\, costruisce opere in cui il confine tra contenuto e supporto si dissolve: componenti estranee al materiale da lettera invadono senza soluzione di continuità lo spazio del messaggio scritto\, rivelandone l’intrinseca insufficienza.\nIn Lisa Ponti (Milano\, 1922 – 2019) tale coincidenza si compie sul formato minimo del foglio quotidiano – disegni\, annotazioni\, sequenze su carta A4 – in una pratica costruita ai margini del circuito espositivo\, per accumulo e continuità.\nCarol Rama (Torino\, 1918 – 2015) porta la questione del corpo a un grado di attrito che le altre non cercano: la censura della sua prima mostra nel 1945 e il Leone d’Oro alla 50ª Biennale di Venezia nel 2003 delimitano un lungo percorso di cui il riconoscimento tardivo non ha mai modificato la traiettoria. \nQueste sono Storie ostinate: di chi ha proseguito senza mai deviare dalla propria direzione\, senza fare del riconoscimento una condizione necessaria. Ad altre due donne – Clara Canzi\, che fondò Le Pleiadi Art Gallery a Monza nel 1972\, e Irene Giardini\, che di recente ne ha rinnovato la vocazione aprendola al contemporaneo – questa mostra è dedicata. \n		\n				\n					\n				\n							\n			\n											\n							\n									\n									\n						\n					\n				\n				\n		\nRassegna stampa \nSky Arte — 7 pioniere dell’arte italiana a confronto a Milano.
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