Maria Lai

Maria Lai nasce (Ulassai nel 1919 - Cardedu 2013). Dopo gli studi a Roma e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida di Arturo Martini e Marino Mazzacurati, sviluppa un linguaggio personale in cui la tradizione tessile sarda incontra la libertà dell’arte concettuale. Negli anni Sessanta eleva il telaio a oggetto d’arte e simbolo di narrazione, trasformando la tessitura in metafora dell’esistenza. Con “Legarsi alla montagna” (1981) rinnova il ruolo dell’artista come guida e mediatrice, coinvolgendo la comunità in un gesto condiviso. Riconosciuta a livello internazionale, è stata celebrata alla 57a Biennale di Venezia, a Documenta 14 (Atene e Kassel, 2017) e con la retrospettiva “Il filo e l’infinito” a Palazzo Pitti (2018). Maria Lai si è spenta nel 2013 a Cardedu, lasciando un’eredità che continua a parlare con la forza semplice e universale dei suoi fili. Wifredo Lam (Sagua La Grande, Cuba, 1902 – Parigi, 1982) è stato uno dei protagonisti più originali dell’arte del Novecento, capace di fondere avanguardie europee e culture afro-caraibiche.
Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Madrid, si stabilì a Parigi, dove entrò in contatto con Picasso, Breton e il gruppo surrealista.
Il suo linguaggio si sviluppò come una sintesi personale di cubismo, surrealismo e tradizioni spirituali africane e caraibiche.
Nelle sue opere figure ibride, totemiche e rituali abitano spazi densi e simbolici, alludendo a temi di identità, colonialismo e spiritualità.
Tornato a Cuba negli anni Quaranta, Lam approfondì il legame con le radici culturali dell’isola, dando vita a immagini potenti e visionarie.
La sua pittura, intensamente poetica e politica, rappresenta un ponte decisivo tra modernità europea e culture extra-occidentali.

Doppia pagina
Doppia pagina
Poster della Biennale
Telaio della lucertolina

IN MOSTRA A LE PLEIADI

Maria Lai, Fili di cielo

Per gentile concessione Archivio Maria Lai
Foto di Michele Alberto Sereni e Natascia Giulivi